martedì 24 maggio 2011

capitolo 44

Aurora


Ancora una volta Anuar aveva deciso di stupirmi con una sorpresa, e nonostante morissi dalla curiosità di sapere che cosa avesse in mente, lo assecondai, mi infilai dei vestiti comodi e sebbene non riuscissi a capire a che cosa mi sarebbe servita, visto il caldo già di primo mattino, mi gettai sulle spalle una delle vecchie felpe che avevo portato con me dall'Inghilterra e che ormai facevo fatica a chiudere. 
Così equipaggiata lasciai la stanza e mi diressi nell'atrio dove Anuar mi stava aspettando. Quando mi vide arrivare sembrava soddisfatto, presi la mano che mi porse e mi avviai verso l'auto.
Viaggiammo per una mezz'oretta, diretti verso nord... cercai in tutti i modi di scoprire la nostra meta interrogando il povero hamed che però fu irremovibile, ogni tanto vedevo che si scambiava occhiate sorridenti con Anuar, essere la sola all'oscuro di tutto mi faceva irritare.
Svoltata l'ultima curva della strada che porta a Tebe Ovest, in uno spiazzo polveroso tra i campi di canna da zucchero, vidi ergersi di fronte a me i Colossi di Memnone.

ecco siamo arrivati... ho pensato che dopo tutto il tempo passato sul sedile di quest'auto avessi bisogno di una visione più vasta del mio paese, cosa c'è di meglio che un bel volo per apprezzarne le bellezze?”
Lì per lì non feci caso alle parole di Anuar, affascinata dalla vista delle due enormi statue e ritornai con la mente ad alcuni anni prima quando visitai il sito e ricordai le parole della guida.
“i colossi di Memnone, sono le uniche superstiti a testimonianza del grande tempio funerario di Amenophis III. Erano già famosi nell'antichità per il particolare suono emesso all'alba dal più settentrionale dei due. Il rumore probabilmente era il risultato del passaggio dell'aria in una spaccatura della pietra. Questo misterioso suono portò i greci a credere che le statue rappresentassero il divino Memnone, il quale ogni mattina salutava la madre Eos, dea dell' aurora piangendo”.
Poi vidi una sagoma colorata che faceva capolino dietro ad una delle due statue e rimasi a bocca aperta comprendendo all'improvviso a che cosa si riferisse Anuar poco prima.
Le gambe si fecero improvvisamente pesanti ed il cuore iniziò a battere velocemente nel mio petto, avevo il terrore di volare, ogni volta che dovevo prendere un aereo mi assaliva il panico ed ora Anuar aveva intenzione di farmi salire su quel coso?
hey che è quella faccia? Non ti è piaciuta la mia sorpresa?”
Come potevo deluderlo? Era così entusiasta dell'esperienza che stava per propormi ed io invece ero pietrificata dalla paura, cercai di farmi forza e gli risposi.
s...sì certo...”
e allora che stiamo aspettando? Andiamo!”
Era inutile, nonostante i miei sforzi, il mio corpo si rifiutava di seguirlo non potevo far finta di niente, dovevo spiegargli come stavano le cose.
veramente io ho paura di volare... e se poi mi prende il panico quando siamo in volo?”
non preoccuparti, ci sono io con te... e se proprio avrai paura lo farò immediatamente atterrare... su vieni, vedrai che sarà un'esperienza meravigliosa!”
Ancora titubante presi la sua mano e ci dirigemmo verso il grande pallone colorato... mano a mano che ci avvicinavamo vedevo la tela del pallone tendersi sempre di più sopra le nostre teste, era bellissimo, peccato  però che non riuscisse a rassicurarmi neanche un po'.
allora sei pronta?” mi disse Anuar quando arrivammo a pochi passi dalla grande cesta che ci avrebbe trasportato in alto nel cielo, accennai un piccolo segno del capo mentre cercavo di deglutire il groppo che improvvisamente stringeva la mia gola.
su non fare quella faccia... vedrai che sarà un'esperienza meravigliosa”
Così dicendo mi sollevò tra le braccia e mi adagiò all'interno della cesta e subito dopo mi seguì. 
buongiorno!”
buongiorno signori io sono Tamer... benvenuti a bordo, oggi è una giornata splendida per volare... possiamo partire?”
sì certo... non vediamo l'ora... vero Aurora?” accennai un sì e poi mi strinsi a lui con tutte le mie forze.
Tamer aumentò il getto d'aria calda e l'immenso pallone cominciò a sollevarsi da terra oscillando, chiusi gli occhi e maledii di essermi lasciata convincere a fare quella cosa, strinsi le dita convulsamente attorno al braccio di Anuar.
Aurora.. hai intenzione di staccarmi un braccio?”
scusa.. non volevo farti male”
Apri gli occhi, va tutto bene... il peggio è passato... guarda!”

Seguii il suo consiglio, aprii gli occhi... la mongolfiera si era sollevata di qualche decina di metri e sotto di noi si apriva la vallata del Nilo, il grande fiume sembrava un grande serpente con le squame argentate che brillavano nel sole del primo mattino, e tutto intorno sin dove le acque riuscivano a portare il loro beneficio la vegetazione cresceva verde e rigogliosa.
Ad est si vedevano gli edifici della città mentre sulla riva ovest si iniziavano a scorgere le rovine dei templi funerari dei faraoni.

Rimasi a bocca aperta, era uno spettacolo meraviglioso e la visione d'insieme che si scorgeva da quell'altezza era qualcosa di indescrivibile.
allora sei felice di avermi seguito qui sopra?”
si... grazie, è uno spettacolo incredibile” e gli diedi un leggero bacio sulle labbra.
guarda!” mi indicò un punto proprio di fronte a noi, nel cielo tutto intorno come piccoli funghi colorati, c'erano decine di palloni aerostatici.

Mano a mano che salivamo era sempre più bello, la paura aveva lasciato il posto alla felicità che quella visione scatenava in me, il vento mi scompigliava i cappelli facendoli vorticare tutto attorno a me.
forse è il caso che m'infili la felpa, adesso capisco perché hai tanto insistito per farmela portare”
c'è sempre un motivo se ti chiedo di fare qualcosa...”
si signore!” scoppiammo in una sonora risata.
Il vento ci sferzava il viso facendoci lacrimare gli occhi, ma non lo sentivamo, rapiti dai colori del paesaggio e dalla pace che si respirava così alti nel cielo.
questo sarebbe stato il mio regno se fossi vissuto tremila anni fa, ora sono le sabbie del deserto... ti piacerebbe dividerlo con me?”
Quelle parole, buttate lì come se niente fosse mi lasciarono senza fiato... possibile che avessi sentito bene?
scu... scusa, non ho sentito quello che hai detto...” sentii il sangue salire rapido ad imporporarmi le guance, nonostante tutto quello che avevamo passato assieme in quel momento mi sentii la ragazza timida che ero sempre stata.
Si inginocchiò all'interno del piccolo abitacolo, prese la mia mano tra le sue e poi pronunciò la frase che desideravo sentire da tutta la vita.
Aurora... vuoi sposarmi?”
Gli occhi mi si riempirono di lacrime, gli buttai le braccia al collo e lo tempestai di baci dimenticando completamente dove ci trovassimo.
tesoro se fai così gli prenderà un colpo a quel pover'uomo...” era visibilmente commosso anche lui “... e poi ancora non hai risposto alla mia domanda..”
la mia risposta è sì... certo che voglio sposarti, è tutto quello che ho sempre desiderato sin dal primo momento che ti ho incontrato”.
ora penso che ti dovrei dare un pegno del mio amore”
non ne ho bisogno... ho te”
chiudi gli occhi!”
Ubbidiente ancora una volta seguii il suo consiglio... prese la mia mano e infilò un anello all'anulare, pensai che il cuore mi sarebbe scoppiato per l'emozione.
ora puoi aprirli”

sulla mia mano brillava un meraviglioso anello di platino, era un semicerchio alle cui estremità erano stati incastonati due splendidi diamanti a goccia... uno azzurro ed uno bianco, la luce del sole ne colpì la superficie lanciando tutto attorno arcobaleni di luce... rimasi a bocca aperta mentre lacrime di felicità scendevano lungo le mie guance.
è bellissimo...”
sono contento che ti piaccia”
Ci stringemmo in un abbraccio che valeva più di mille parole.
Il povero Tamer se  ne stava tutto appartato con le lacrime agli occhi.

venerdì 20 maggio 2011

capitolo 43

Anuar
Mi feci una rapida doccia per lavare via dai capelli il residuo della cioccolata che l'acqua della piscina non era riuscita a togliere del tutto e quando finalmente tornai nella stanza Aurora stava dormendo distesa di traverso sul letto con ancora addosso l'accappatoio, mi avvicinai lentamente a lei senza far rumore, non volevo svegliarla... le sfilai di dosso l'indumento ancora umido e poi mi distesi al suo fianco... avvertì la mia presenza e si rannicchiò contro di me... il corpo nudo era illuminato dai raggi della luna che filtravano attraverso le imposte aperte, era bellissima, sul viso un lieve rossore le imporporava le guance mentre le ciglia lunghissime celavano quegli occhi la cui profondità aveva toccato irrimediabilmente la mia anima.
 La strinsi tra le braccia ed affondai il viso tra i suoi capelli ancora umidi inspirando a fondo l'odore di gelsomino misto a quello del cloro della piscina... vederla dormire serena mi affascinava, ogni tanto il suo viso era illuminato da un leggero sorriso, e quando questo accadeva il mio cuore sembrava esplodermi nel petto. Rimasi a lungo a fissare rapito quella creatura che assomigliava sempre di più ad un angelo, finché il sonno non sopraggiunse a chiudere i miei occhi.
 La mattina dopo quando mi svegliai i primi raggi di sole stavano colorando di rosa la cima della montagna tebana, Aurora non si era mossa di un millimetro dalla sera prima, continuava a riposare tranquilla contro di me... pochi attimi ed il grido del muezzin giunse alle mie orecchie, Aurora si mosse nel sonno pronunciando il mio nome e subito dopo aprì gli occhi stiracchiandosi.

 buongiorno...”
 buongiorno tesoro mio... dormito bene?” mi chinai su di lei e posai un bacio sulle labbra.
 splendidamente... che ora è?”
 è ancora molto presto... che ne diresti di dormire ancora un po' mentre io vado a dare una sistemata al disastro che abbiamo lasciato ieri sera in piscina?”
 ma io...”
 So che vorresti venire con me... ma ti prego Aurora, devi pensare al bambino, riposa ancora un paio d'ore e poi ti prometto che passeremo una giornata indimenticabile” la baciai sulla sua fronte e poi mi allontanai a malincuore da lei... non sembrava molto convinta, ma non replicò, strinse per un attimo la mia mano tra le sue riluttante a lasciarmi andare, poi si illuminò in uno splendido sorriso tutto per me e obbediente si allungò sul letto stringendosi il mio cuscino contro il petto.
 tornerò prestissimo” le sussurrai varcando la porta che mi avrebbe diviso da lei, ma era già sprofondata nel sonno... sorrisi e mi avviai verso il giardino.
 La piscina era ridotta veramente male, sull'acqua galleggiava un miscuglio di frutta, cioccolato e vestiti sparpagliati qua e là, sembrava un enorme minestrone, presi un bastone e tirai a riva i vestiti ripulendo poi al meglio il resto con un piccolo retino, mentre ero così affaccendato un'idea mi balenò nella mente, quella casa doveva assolutamente essere mia... sarebbe stato il mio regalo di nozze per Aurora. 
C'era però  un ostacolo che ancora dovevo superare, anche se la cosa non mi allettava per niente sarei dovuto andare a parlare al più presto con mio padre... quando Karim fosse tornato dalle sue ricerche sarei partito lasciandola sotto la sua protezione, e avrei messo le cose in chiaro riguardo il mio matrimonio.
Di lì ad un paio di mesi sarebbe nato il bambino ed io volevo sposare Aurora il prima possibile... presa questa decisione mi sentii molto sollevato, e, nonostante fosse molto presto, telefonai ad Hamed, mi era venuta un'idea che avrebbe reso quel giorno speciale per noi due e avevo bisogno del suo aiuto per riuscire a realizzarla.
 pronto Hamed? Sono Anuar... buongiorno”
 buongiorno... che posso fare per te?”
 vorrei fare una sorpresa ad Aurora... vorrei portarla a fare un giro in mongolfiera... pensi che siamo ancora in tempo a prenotarne una per questa mattina?”
 provo a chiamare, solo che bisognerà partire molto presto, di solito decollano verso le 7.00 del mattino, pensi di riuscire a farcela per quell'ora?
 sono le 6.00... sveglio Aurora, facciamo colazione e siamo pronti, direi che possiamo farcela, al limite ci aspetteranno una decina di minuti.. puoi farmi sapere qualcosa al più presto?”
 ok telefono subito e poi ti richiamo!”
 Andai in cucina a preparare la colazione, ormai conoscevo bene i gusti di Aurora, quindi infilai un paio di brioche nel forno... qualche fetta di pane tostato e una bella spremuta di arance... stavo ancora finendo di preparare la colazione quando Hamed, velocissimo come sempre, dieci minuti dopo mi richiamò per dirmi che aveva prenotato la mongolfiera per le 7.30... lo ringraziai ancora per la sua disponibilità, disposi il tutto su un vassoio e mi diressi verso la camera.
 Aurora dormiva ancora abbracciata al cuscino, mi avvicinai e le baciai la fronte... sorrise e poi aprì gli occhi.. 
 buongiorno... hai fame? ho preparato la colazione, dobbiamo sbrigarci, tra poco verrà a prenderci Hamed””
 un pochino... mmmm che profumino di pane caldo!” poi mentre addentava un pezzo di brioche sembrò ricordarsi di quello che le avevo appena detto. “do...dove andiamo?”
 tra poco lo scoprirai... vado a preparare gli ultimi dettagli... mi raccomando metti qualcosa di comodo e prendi un maglioncino con te”
 Con tutto questo caldo?”
 per una volta fai come ti dico senza protestare... c'è una ragione, poi capirai” mi allontanai ridendo lasciandola perplessa,  la curiosità la stava divorando, ma sapevo che la sorpresa l'avrebbe ripagata dell'attesa.
 Per fortuna quando scese le scale vidi che aveva ascoltato i miei consigli e sulle spalle aveva legata una felpa che le sarebbe stata sicuramente utile durante il volo. 
 sei pronta?”
 spero di sì... ultimamente non so mai che cosa mi aspettarmi... muoio dalla voglia di sapere che cosa hai in serbo per me!”
 fra poco lo scoprirai, vieni, Hamed ci aspetta in macchina”
 Durante il tragitto tentò varie volte di prendere Hamed di sorpresa e farsi dire la meta del nostro viaggio ma lui fu irremovibile e non si fece sfuggire una sola parola, ogni tanto mi sorrideva attraverso lo specchietto aizzando ancora di più la curiosità di Aurora.
 Dopo 15 minuti finalmente giungemmo nella piana dove si stagliavano maestosi i colossi di Memnone e dietro di essi si scorgeva la forma del pallone aerostatico che ci stava aspettando.
 ecco siamo arrivati... ho pensato che dopo tutto il tempo passato sul sedile di quest'auto avessi bisogno di una visione più vasta del mio paese, cosa c'è di meglio che un bel volo per apprezzarne le bellezze?”
 Rimase letteralmente a bocca aperta quando scorse la sagoma del pallone dietro ad una delle statue.
 hey che è quella faccia? Non ti è piaciuta la mia sorpresa?”
 s...sì certo...”
 e allora che stiamo aspettando? Andiamo!”
 veramente io ho paura di volare... e se poi mi prende il panico quando siamo in volo?”
 non preoccuparti, ci sono io con te... e se proprio avrai paura lo farò immediatamente atterrare... su vieni, vedrai che sarà un'esperienza meravigliosa!”
 Ancora titubante afferrò la mia mano e ci dirigemmo verso il pallone.

mercoledì 18 maggio 2011

capitolo 42

Aurora
Era tutto così fantastico, la casa... quella notte illuminata da una piccola falce di luna.... e soprattutto Anuar che sembrava voler realizzare ogni mio più piccolo sogno.... forse non si era ancora reso conto che il mio sogno più grande era lui. Non riuscivo a starne lontana, ancora stentavo a credere che fosse reale.
 Vidi la goccia di cioccolato cadere dalle sue labbra e tracciare una scia lungo il suo mento, senza nemmeno pensarci mi allungai verso di lui e leccai il cioccolato.
mmmmm... buono... molto meglio che sulle fragole!” non so come mi venne l'idea ma mi misi a sedere sulle sue ginocchia, mentre lui ancora mi guardava cercando di capire a che stessi pensando... allungai la mano verso la ciotola ma non intinsi la fragola... la sollevai, posai un bacio sulle labbra di Anuar... rovesciai il contenuto sulla sua testa e poi mi allontanai correndo.
Rimase spiazzato per un attimo... mi guardava come se non mi avesse mai vista prima, forse avevo esagerato... lo vidi alzarsi lentamente dalla sedia, allungò la mano verso qualcosa che era sul tavolo, negli occhi una luce strana... che poteva avere in mente?
 Mi raggiunse sul lato opposto della piscina, mi avvolse tra le braccia e poi mi spiaccicò le fragole che teneva nascoste nel pugno chiuso dentro lo scollo della maglietta.
adesso tocca a me assaggiare se sono più buone col cioccolato o così” così dicendo avvicinò la bocca al mio collo. “mmmm... hai ragione.. tutta un'altra cosa...”
 Iniziammo a ridere a crepapelle, sentivo il succo delle fragole scendere lungo il solco tra i seni... “guarda che hai fatto... hai rovinato questo splendido Kaftano... chissà se rimarrà macchiato!”
guardiamo subito!”
 Senza lasciarmi neanche il tempo di pensare mi tirò su e si lanciò con me nella piscina... mi ritrovai sommersa nell'acqua con i vestiti che fluttuavano tutto attorno a me ancora stretta tra le sue braccia....
ma sei pazzo?...”
 sì... di te!”
 Ci guardammo negli occhi intensamente... poi proprio nel momento in cui mi avvicinai alle sue labbra, fui travolta da uno schizzo in piena faccia.
 hei... così non vale!”
 Giocammo a rincorrerci e a schizzarci per un bel po' nell'acqua tiepida... ero sfinita... tutto quel nuotare a cui non ero più abituata mi aveva lasciato completamente senza fiato ed Anuar se ne accorse, mi raggiunse e mi strinse a se...
va tutto bene? Ti ho fatta stancare troppo?”
 va tutto bene, è solo che non ricordavo quanto fosse faticoso nuotare...”
 vuoi che torniamo in casa?”
 No, sto bene qui, questo posto è veramente un sogno, vorrei restare ancora un po' se per te va bene”
 certo! ...solo... che ne dici di toglierci questi vestiti tutti bagnati? Sono così fastidiosi! ”
 Non feci in tempo a rispondergli che le sue mani passarono sui miei fianchi sollevando la stoffa della camicia che aderiva al mio corpo come una seconda pelle, per fortuna l'acqua della piscina in quel punto era abbastanza bassa e riuscivo a reggermi a galla mentre alzavo le braccia per facilitargli il compito, poi venne il mio turno di aiutarlo a sfilare la camicia... passai le dita sui muscoli dei suoi avambracci facendo scorrere la stoffa lungo la pelle bagnata, mentre le sue labbra si muovevano su e giù lungo il mio collo e sul seno lasciando una scia di fuoco dove si posavano... sull'acqua galleggiava un misto di frutta, cioccolato e vestiti, ma noi non ci accorgemmo di nulla, eravamo persi nel nostro mondo personale dove esistevamo solo noi due sospesi nello spazio e nel tempo.
 L'aria iniziava a rinfrescarsi, piccoli brividi facevano arricciare la pelle delle mie braccia.
 hai freddo? Forse è meglio rientrare... aspettami un attimo qui”
 Così dicendo si issò con uno scatto felino oltre il bordo della vasca... l'acqua corse sulla sua pelle disegnando piccoli rivoli che, illuminati dai raggi della luna, sembravano d'argento.
 Vederlo così, il corpo nudo e perfetto, mi provocava quasi dolore... se fosse stato solo un sogno speravo di non risvegliarmi mai più, perché mi resi assolutamente conto che non avrei più saputo vivere senza di lui.
 Corse all'interno della casa per ritornare poco dopo stringendo tra le braccia due accappatoi... mi avvicinai a lui, e non appena mi issai fuori dall'acqua, rapidissimo mi avvolse in un abbraccio di morbida spugna frizionandomi vigorosamente le spalle, mi ricordò quando da piccola mia madre mi faceva il bagno.
 va meglio adesso?”
 La sua voce mi destò da quei ricordi che pensavo dimenticati e che improvvisamente si erano fatti nitidi nella mia mente “decisamente sì... grazie!”
 sei sicura che vada tutto bene? Per un secondo mi è sembrato che tu fossi molto lontana da qui”
 mi è solo tornato alla mente un particolare della mia infanzia che non ricordavo più... ho pochi ricordi di quando ero bambina... mi è tornata alla mente mia madre, da piccola mi frizionava le braccia proprio come stavi facendo tu un momento fa...”
 mi dispiace di averti intristita”
 non sono triste... non più... tu hai colmato il vuoto del mio cuore... non avrei mai pensato di riuscire ad amare una persona come amo te!” 
Lo attirai verso di me e lo baciai con trasporto fino a rimanere senza fiato, mi abbandonai contro il suo corpo nudo, persa nel suo sguardo colmo di quell'amore che avevo cercato per tutta la mia vita... ero felice.

 vieni... rientriamo” 
Posò le labbra sulla mia fronte, si gettò l'altro accappatoio sulle spalle e poi intrecciando la mia mano con la sua mi guidò verso casa.
 Percorremmo i vari ambienti in silenzio, forse per paura di rompere la magia di quel momento, mi sentii come se stessi fluttuando tra le nuvole mano nella mano col mio angelo.
 Quando arrivai nella stanza mi gettai sul letto senza neanche cambiarmi ... ero esausta, nel giro di pochi minuti sentii gli occhi farsi pesanti, provai a fare resistenza ma il sonno ebbe la meglio su di me... mi accorsi a malapena di quando Anuar mi raggiunse, avvertii il calore del suo corpo e mi rannicchiai contro di lui abbandonandomi al sonno.

venerdì 6 maggio 2011

capitolo 41 una serata romantica


Anuar
Avevo conversato a lungo sulla terrazza con Hamed, era un ragazzo semplice ed allo stesso tempo molto intelligente, era facile aprirsi con lui. Avevamo parlato come si fa tra cari amici, aspettando il risveglio di Aurora, ma le ore erano passate in fretta e di lei nemmeno l'ombra... ad un certo punto Hamed decise che era giunto per lui il momento di ritirarsi lasciandomi solo coi miei pensieri.
 per me si è fatto tardi, ho alcune cose da sbrigare prima di andare a dormire quindi adesso vado, ci sentiamo domani mattina in caso decidiate di andare da qualche parte con l'auto... ciao Anuar”
 ciao Hamed, io rimango ancora un po' qui in terrazza, dopo il gran caldo di oggi questo venticello è quello che ci vuole, ci vediamo domattina... buonanotte!”
 buonanotte e salutami Aurora”
 certamente... a domani”
 Mi sdraiai su uno dei divani godendomi l'aria fresca che soffiava sul fiume, chiusi gli occhi e mi misi a pensare a lei... a quel dolce sorriso che avevo visto nascere sul suo volto addormentato e, sopraffatto dalla stanchezza, senza accorgermene mi addormentai.
 Fui svegliato da due labbra morbide che sfioravano le mie, aprii gli occhi e lei era lì chinata sopra di me che mi baciava, i capelli ancora bagnati mi sfiorarono le guance solleticandomi ed il profumo di gelsomino che sprigionavano mi avvolse... le sorrisi e risposi a quel casto bacio, poi mi alzai e la tirai a sedere sulle mie ginocchia baciandola con passione.
 Quella sera era meravigliosa, il sonno le aveva fatto bene, i suoi lineamenti erano distesi e le occhiaie che nei giorni precedenti erano sempre state ben marcate non c'erano più... sul suo volto leggevo una serenità che non le avevo mai visto prima, sembrava che un'aura luminosa si sprigionasse da lei e la rendesse ancora più bella del solito... irradiava felicità.
 Quando scoprì di essere a Luxor la sua felicità si fece incontenibile, mi sembrò di vedere un bambino il giorno di Natale, si girò verso di me e mi gettò le braccia al collo tempestandomi di baci.
 mi sembra di capire che tu sia felice di essere a Luxor!”
 è una città splendida... “
 proprio come te questa sera... sei bellissima... anche se ti manca ancora una cosa per essere veramente perfetta..."
Rimase un po' sconcertata dalle mie parole, ma finsi di non notarlo... infilai la mano nella tasca posteriore dei jeans dove avevo riposto il piccolo ciondolo che avevo comprato per lei e lo tirai fuori.
 ecco... con questa sarai perfetta!... la dea Iside è la protettrice della maternità... quando l'ho vista ho subito pensato a te, e visto che noi due siamo un vero disastro nel prenderci cura di questo bambino ho pensato che magari lei poteva darci una mano...”
 grazie è bellissima... tu sei sempre così dolce con me...”
 Era emozionata... i suoi occhi brillavano scuri come la notte che stava di fronte a noi.
 voglio solo che tu sia felice... e adesso girati per favore...”
 Si voltò e raccolse i capelli sulla nuca con le mani... le allacciai il sottile filo d'argento e poi posai un bacio su quella candida striscia di pelle alla base del collo, inebriandomi del dolce profumo che proveniva dal suo corpo.
 ti amo tanto!”
 Quella frase appena sussurrata mi riempì il cuore di gioia, sapevo che mi amava, il suo corpo me lo mostrava chiaramente, bastava un mio tocco perché vibrasse come le corde di uno strumento, ma sentire pronunciare quelle parole da lei me ne dava l'assoluta certezza e mi rendeva veramente felice. 
 avevo bisogno di sentire solo questo... il resto non conta per me... anch'io ti amo da morire”
 La circondai con le braccia facendo aderire il suo corpo al mio... la sua schiena contro il mio petto... la sua testa appoggiata nell'incavo del mio collo... potevo sentire il suo respiro regolare sfiorarmi il viso mentre con le mani accarezzavo quella rotondità che celava il piccolo essere che sarebbe stato nostro figlio... ogni tanto le sfioravo la fronte con un bacio... ero l'uomo più felice della terra mentre stringevo tra le braccia tutto quello che potevo desiderare.
 Non avrei voluto interrompere quel momento, ma non avevamo mangiato niente da quando ci eravamo fermati quel pomeriggio ed anche allora Aurora aveva solo sbocconcellato il suo panino, in preda a quella che poi sarebbe diventata una crisi di nervi, quindi non sapendo quando si sarebbe svegliata avevo detto alla servitù di tenersi pronti a preparare qualcosa di veloce.... per il dessert avevo provveduto nel pomeriggio ed ero curioso di vedere la sua reazione... avevo girato tutta la città pur di trovare il modo di soddisfare le sue voglie.
 tesoro... non hai fame?”
 veramente sì... sto letteralmente morendo di fame!”
 allora che facciamo ancora qui... vieni ho fatto preparare qualcosa che penso ti piacerà”
 perché non ceniamo qui? È così bella questa terrazza... mi piace stare qui”
 non hai ancora visto tutta la casa vero?” mi rispose con un cenno negativo del capo. “...penso che il posto che ho fatto preparare sia ancora meglio... non sei curiosa?”
 ok andiamo ma se non mi piacerà potremo ritornare qui?”
 ma certamente mia regina.... sono il suo umile schiavo... tutto quello che lei desidera per me è un ordine...”
 allora andiamo... prima che decida di cibarmi del mio schiavo!”





 Presi la sua mano e la condussi attraverso le varie stanze sino alla porta che immetteva nel parco della grande casa... il vialetto era illuminato da lampioncini sonori che spargevano nell'aria una dolce melodia, ci incamminammo fino allo spazio aperto nel quale si trovava la grande piscina le cui acque, sospese di poco sul livello del fiume, sembravano confondersi con le stesse.
  Proprio sul bordo della vasca avevo fatto sistemare un tavolino di ferro battuto nel cui centro spiccava una cupola argentata che proteggeva il cibo.
  wow ma questo posto è un paradiso... sono senza parole... è tutto così romantico!”
 anche a me piace molto... allora vuoi tornare su in terrazza?”
 assolutamente no...”
  allora signorina vado a prendere la cena...”
  scusa ma non è già sulla tavola?”
  quello è il dessert... ed è vietatissimo sbirciare.... se mi accorgo che hai sbirciato me lo mangio tutto io!”
 non è giusto!!”
 Mi allontanai per andare a prendere i piatti lasciandola lì ad aspettare, le labbra atteggiate a broncio mentre tutto il resto del viso sorrideva felice... era così bello passare del tempo a giocare spensierati come due bambini.
 Quando tornai reggendo i piatti tra le mani lei era voltata verso la piscina e con una mano immersa nell'acqua ne saggiava la temperatura.... la luce dei lampioncini la avvolgeva completamente facendola sembrare una creatura magica... restai incantato ad osservarla per alcuni minuti.
 allora che fai... non vieni a mangiare?”
 si arrivo subito... eccomi... che c'è di buono?”
Sollevai le cupole dai piatti, e all'interno erano disposti dei club sandwich e patatine fritte con varie salsine, non era esattamente quel che si dice un pasto sano, ma era quello che di meglio erano riusciti a fare con così poco preavviso.
che dici... può andare bene?”
benissimo... da quanto è che non mangio queste cose... mmmmm”
Cenammo in silenzio... Aurora doveva avere una gran fame.. divorò il suo pasto velocemente e poi prese a rubarmi le patatine dal piatto...
 posso?”
  si serva pure signora... hai ancora fame? Ti faccio preparare qualcos'altro?”
  no... sto bene grazie... e poi devo lasciare un posticino per il dessert... volevo solo assaggiare le tue ed inoltre se ti aiuto farai più in fretta.. così poi possiamo passare al dolce...!”
  ah è così??” presi a mangiare ancora più lentamente.
  non è giusto torturare così una ragazza nelle mie condizioni!”
  va bene... ho capito!” spostai il mio piatto da una parte e mi avvicinai a quello del dessert “guardiamo un po' che c'è di buono qui...” alzai la cupola in acciaio... sopra ad un vassoio erano state disposte in cerchio delle grosse fragole rosse e succose ed al centro una piccola boulle contenente del cioccolato fuso. “queste penso siano per te”
 Rimase a bocca aperta. te ne sei ricordato? Ma dove le hai trovate?”
 non ti avevo forse detto che per me ogni tuo desiderio è un ordine? Non è stato facile... ho dovuto girare per tutto il pomeriggio ma ne è valsa la pena a giudicare dal tuo sguardo... ed ora apri la bocca!”


 Presi uno dei frutti, ne immersi la punta nel cioccolato e glielo porsi.
 mmmm... mai mangiato fragole così buone... hanno un sapore differente da quelle che si trovano da noi... assaggia!”
 Prima che potessi risponderle mi spinse il frutto in bocca.. una goccia di cioccolata mi colò sul mento tracciando una scia sulla mia pelle, ma prima che riuscissi a prendere il tovagliolo per pulirmi Aurora si allungò verso di me e passò la lingua sul mio collo leccando la goccia ribelle.